Non tutti i precari sono uguali! 
Thursday, 2 September, 2010, 19:24
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30 secondi o poco più sui TG di ieri sono stati dedicati alla grave situazione dei precari della scuola. Un vero affronto al mondo dei lavoratori se paragonati agli interi TG destinati alla visita del Dittatore Gheddafi di qualche sera prima.
E' evidente che questo Governo sta dimostrando ancora una volta di non avere il senso della misura. Il Ministro Gelmini ha ieri dichiarato che nessun Governo sarebbe in grado di assorbire 200.000 precari: verissimo, ma forse i precari sarebbero molti di meno se il Ministro con la sua riforma non avesse contribuito a crearne di nuovi. Il Premier Berlusconi si vanta di non avere messo le mani nelle tasche degli italiani: difficile da digerire per chi si è visto sottrarre completamente la possibilità di lavorare dopo anni ed anni di precariato.
Difficile da mandare giù anche l'altra dichiarazione del Ministro Gelmini che ha dichiarato anche che non incontrerà i precari che manifestano davanti al Ministero perchè "in mezzo ai precari veri ci sono anche quelli di Italia dei Valori"!
E allora? Forse che un precario non iscritto al PDL ha meno diritto al lavoro? E dire che per l'articolo 3 della Costituzione dovremmo essere tutti uguali senza distinzione di sesso, razza, religione e idee politiche.
In un periodo di piena crisi di lavoro la riforma del Ministro Gelmini che ha prodotto ulteriori disoccupati è stata veramente una idea fenomenale che la dice lunga sulla volontà di non lasciare indietro nessuno. Basta che non appartenga a Italia dei Valori!

Dichiarazione del Ministro Gelmini
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Tendoni e cavalli berberi 
Tuesday, 31 August, 2010, 00:05
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Il weekend appena trascorso rimarrà sicuramente nella mente di molti perchè ha indubbiamente disegnato l'immagine di un'Italia in crisi, senza lavoro e, probabilmente, con molta meno dignità di ieri.
Tutto questo perchè, ancora una volta, la logica commerciale di un imprenditore alla guida del Paese ci trascina nel vortice dell'opportunismo.
C'è veramente da chiedersi come sia possibile che, mentre tutti gli Stati cercano di ospitare leader democratici, l'Italia di Berlusconi ospiti un dittatore.
Non sto parlando di un incontro sottotono, ma di una ospitalità che, probabilmente, va oltre a quella che è stata riservata nel passato ad altri capi di Stato.
Provate ad immaginare quanti altri capi di Stato chiederebbero 500 hostess da istruire sul Corano, a quanti si porterebbero dietro 30 cavalli (berberi) e quanti, pur non usandola, chiederebbero di piantare un tendone a Roma, capitale d'Italia da tutti ritenuta una delle città più belle del mondo?
Ma soprattutto chiedetevi CHI, fra i leader politici di qualsiasi altro Stato esalterebbe in tal modo la visita di un dittatore?
Probabilmente nessuno, visto che qui non si è osannato un evento sociale ma solo una vera e propria intesa commerciale che prevede, fra l'altro, che l'Italia versi alla Libia 5 miliardi di euro in 25 anni in cambio di una strada prioritaria per le imprese italiane. Quali imprese?
Ma non è tutto: visto come vanno le cose il buon Gheddafi ha pensato anche di "battere il ferro finchè è caldo" e propone, sicuro del sostegno dell'amico Berlusconi (parole sue), che l'Europa intera gli versi 5 miliardi di Euro ogni anno per fermare l'immigrazione.
Berlusconi dice che chi critica questa amicizia è ancorato al passato!
Certo è che un futuro così fa veramente paura, specialmente se avvolto dal silenzio dei leghisti che avranno seri problemi per nascondere ai loro elettori "padani" che buona parte dei famosi 5 miliardi di euro, che andranno alla Libia di Gheddafi, usciranno anche dalle loro tasche.
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Il silenzio assordante del Presidente Berlusconi 
Saturday, 28 August, 2010, 23:58
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Tutti hanno espresso solidarieta’ al Dott. Di Landro per il vile attacco che ha subito, da parte della 'ndrangheta, o meglio, da parte di delinquenti senza scrupoli, resi più forti dalla Legge Bavaglio che viaggia in direzione dall’isolamento della nostra Magistratura.
E' lecito allora chiedersi come mai il Giudice Di Landro, da tempo
nel mirino della 'ndranghet,a sia stato lasciato da solo e senza alcuna
protezione.
Loro cercano di intimidire chi vuol far rispettare la Legge e non è certo lasciando solo chi combatte la 'ndrangheta che si da la speranza alla maggioranza dei cittadini onesti che credono in un futuro migliore, almeno per i loro figli.
Ad ogni arresto il governo amplifica la notizia con passerelle televisive, ma su questo attentato non ha niente da dire.
Il dubbio sugli intrecci tra mafia e politica porta a pensare le cose più strane, ma non voglio proprio pensare che gli arresti fin qui fatti siano gentili concessioni della 'ndrangheta al Governo, per distogliere l’attenzione dalle problematiche reali.
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La Fiat: una storia italiana 
Monday, 23 August, 2010, 23:54
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La stagione delle vacanze spesso porta gli italiani a distaccarsi leggermente dalla realtà, ma purtroppo anche in questo periodo c'è qualcuno che non può permettersi di andare in vacanza. Mi riferisco agli ormai (purtroppo) famosi tre operai della Fiat, prima licenziati e poi destinati ad essere riassunti a seguito di una sentenza del tribunale.
Purtroppo, pur essendo il nostro uno Stato di diritto, accade che anche se un giudice emette una sentenza questa possa tranquillamente essere disattesa nei fatti.
E così può accadere che i tre operai vengano "invitati" a rimanere a casa (pur con lo stipendio pagato) nell'attesa dell'esito del ricorso dell'azienda.
Accade che questi tre padri di famiglia ricevono una lettera in cui vengono riassunti, seguita poi da un'altra lettera dove si nega loro il diritto di lavorare, invitandoli a rimanere a casa.
La cosa grave è che il licenziamento è la diretta conseguenza di una delle tante giornate di sciopero fatte in difesa del diritto al lavoro all'interno di una azienda che è cresciuta all'ombra dei contributi dello Stato Italiano nei momenti di difficoltà economica.
Adesso è facile, da parte della nuova amministrazione aziendale, negare tutto. Come se anni ed anni di incentivi all'acquisto dell'auto nuova avessero giovato più agli italiani che indirettamente li hanno pagati, oppure all'azienda che senza di essi ha già fatto registrare un crollo del 35% nelle vendite!
Quello che mi lascia perplesso è la passività del nostro Governo nel seguire queste vicende da lontano, quasi con distacco.
Ma d'altronde cosa aspettarsi da un Governo di imprenditori abituati a far finta di stare dalla parte della gente, occupandosi nella realtà solo di intercettazioni, processi brevi, impunità ed altre cose lontane anni luce dai problemi della gente.
E che dire della Lega Nord che sembra vivere in un mondo diverso, lontano ed immaginario dove per loro esiste solo la lotta al clandestino e un federalismo che il PDL è costretto ad appoggiare se vuole rimanere alla guida del Paese.
E gli italiani, i padri di famiglia, non riescono ad ottenere un posto di lavoro da 1000 euro al mese nemmeno con la sentenza di un giudice.........
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A caccia...... di voti! 
Tuesday, 17 August, 2010, 22:35
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Italia dei Valori si è già espressa chiaramente in materia di caccia facendo rinviare a settembre la discussione sul progetto di Legge 36 in merito all'uso di richiami vivi.
Il Bresciaoggi, quotidiano bresciano, nell'edizione di oggi a pagina 11 riprende l'argomento della caccia dando spazio ad una richiesta dell'Amministrazione Comunale cittadina alla Regione perchè si accelleri l'iter della caccia "in deroga" nella nostra Provincia.
Mi preoccupa molto, mi preoccupa il pensare che pur di raggranellare qualche sparuto consenso (i cacciatori sono sempre di meno) si voglia passare sopra le normative a tutela delle specia protette, addirittura a rischio di estinzione.
Ho pensato tra me che se il Sindaco Paroli e la sua Giunta chiedono una deroga alle normative comunitarie ci deve essere una ragione più che valida. Leggo meglio e cito testualmente la dichiarazione del Sindaco Paroli: "L'approvazione della legge è l'elemento fondamentale perchè l'attività venatoria possa essere esercitata con le nostre tradizioni".
Anche il Vice Sindaco Rolfi dice la sua: "La caccia per la nostra provincia è un valido antidoto alla crisi economica".
A questa proprio non ci credo, visto che una violazione ad una legge europea comporterebbe il pagamento di forti sanzioni che TUTTI NOI cittadini dovremmo pagare per consentire a qualcuno di "togliersi lo sfizio" di cacciare quello che gli altri non possono.
Il Sindaco Paroli vuole incantare gli elettori con le sue belle parole parlando di tradizioni bresciane.
Io dico che ci vuole invece fermezza e che dovrebbero andare tutti a lezione di coraggio dalla Spagna, dove la tradizione della corrida è una tradizione ben più radicata della caccia in Italia, eppure si è avuto il coraggio di porvi fine.
Le tradizioni non c'entrano nulla, cari cittadini. E' solo l'ennesima trovata propagandistica per raggranellare qualche voto e poco importa se per farlo ci saranno da pagare le ennesime sanzioni!
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